Chi ha detto che la Bibbia è noiosa?

Chi ha detto che la Bibbia è noiosa?

La Bibbia hanno cominciato a raccontarmela a scuola, alle Elementari. Alcuni episodi memorabili ce li ho ancora dentro, e son passati più di trent’anni: gli alberi del giardino di Eden, anche quello su cui nascevano le bistecche; la moglie di Lot, rovinata in statua di sale; Giacobbe e le sue lenticchie, che andran di traverso ad Esaù. Giacobbe il furbacchione, Abramo l’obbediente, Giuseppe l’invidiato, quel bugiardo di un serpente e Mosè il condottiero del mar Rosso (pazienza per gli Egiziani, ma poverini i loro cavalli…).

Diventato grande, a ripensarci, mi son reso conto che i racconti, a maggior ragione quelli biblici, sanno dare forma all’interiorità di un bimbo…

Me ne sono accorto raccontando, qualche anno fa, ai miei Lupetti i racconti de “Il libro della giungla”, il classico di Rudyard Kipling. Sapete, no? L’orso Baloo, il serpente Kaa, il vecchio lupo Akela, il ragazzino Mowgly cresciuto dal branco di lupi… Rileggere quei racconti mi trascinava, con la forza irresistibile della suggestione, ai tempi andati della mia infanzia, alle sere intorno al fuoco, odore di legna bruciata, fumo negli occhi, la voce calda della mia capo-branco che raccontava della tristissima morte di Akela, dell’epico scontro di Mowgly e Shere Khan, la tigre zoppa assetata di sangue… Preparavo il racconto per i miei bimbi e intanto mi trovavo a chiedermi, sbalordito, dove mai fossero rimasti sepolti quei racconti, dentro di me, che mi appartenevano, che avevano suscitato nel profondo della mia infanzia sentimenti e immagini, suggerito significati e parole di saggezza, e che avevano messo radici in me, senza che me ne rendessi conto. Scoprivo così che i racconti sono potenti, se seminati nel cuore di un bimbo che si fida di chi li racconta…

Il desiderio di trasmettere ai bimbi e alle loro famiglie la sapienza dei racconti biblici mi ha spinto alcuni anni fa a cominciare a metterli in versione teatrale e a raccontarli loro in questo modo. Trovo che raccontare attraverso il teatro sia un modo efficace ed affascinante per trasmettere le storie che Dio a sua volta ha raccontato, nella Bibbia. Tanto più che, come tutti sappiamo, raccontare ai bimbi permette di raccontare anche ai loro genitori, e magari riattivare in loro quelle note nascoste, che la sinfonia delle pagine bibliche hanno fatto risuonare in tempi lontani…

E’ bello raccontare. E’ tanto bello sentir raccontare, ma è straordinario anche raccontare. Il racconto è una chiave d’accesso straordinaria alle cose profonde della vita, vero? Mi capita di sostare con molta fierezza e gratitudine su questo fatto: che noi siamo discepoli di un Maestro che amava inventare e raccontare storie. C’è davvero da esserne fieri: il nostro Maestro è un uomo che sa e ama raccontare. Quindi è un grande uomo.

E a loro volta coloro che hanno conosciuto Gesù e hanno voluto tener viva la memoria di lui nel corso del tempo, hanno parlato di lui nella forma del racconto. Avrebbero mai potuto fare altrimenti? I Vangeli sono stesi nella forma del racconto, qualunque altra scelta sarebbe stata troppo parziale… noi chiediamo a chi l’ha conosciuto di persona di raccontarci ciò che ha detto e fatto, ciò che loro hanno compreso di lui, dei suoi gesti e delle sue parole. Il Vangelo, la notizia che dà gioia, è Gesù stesso, per cui ciò di cui abbiamo bisogno è che i suoi primi discepoli ci raccontino di lui! E questo, naturalmente, è il compito primario di ogni discepolo di Gesù, in ogni tempo: raccontare di lui.

E questo è il motivo per cui mi piace tanto raccontare il Vangelo, e più in generale la Bibbia. Prendere per mano i bambini e farli entrare nel vivo del racconto: la meraviglia, il divertimento, la drammaticità di alcuni passaggi, la gioia di sentirsi e vedersi raccontare una storia che parla in profondità… se questi semi cadono nel terreno del cuore – un’immagine cara a Gesù – e mettono silenziosamente radici negli anni, c’è ragione di sperare che il tempo del raccolto non tarderà a venire… e sarà per loro come trovarsi nella bisaccia pane del Cielo per il lungo cammino…

don Paolo Alliata
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